Cosi i maestri free lance stanno cambiando lo sci

CORRIERE DELLA SERA 17 MARZO 2019

Parlano molte lingue, sono tecnologici, amano poter disporre del proprio tempo e soprattutto vogliono coccolare il cliente, trasmettergli l’emozione che solo la montagna può dare. Un tempo erano una rarità ma oggi sono sempre di più i maestri di sci che decidono di fare i free lance dando così alle famiglie la possibilità di ritagliarsi la lezione collettiva dei propri sogni con il maestro che viene a prendere i bambini in albergo e poi li riaccompagna, che ti aspetta in un rifugio sulle piste in modo che tu possa mangiare con loro, che ti porta in giro per le valli fungendo sia da istruttore che da accompagnatore.
Come trovarli? «Funziona molto il passaparola — racconta Carlotta Mariani, 22 anni, di Ancona —, io ho clienti affezionati che vogliono sciare solo con me, se lavorassi per una scuola sci non avrei possibilità di scegliere a chi e a quante persone insegnare». Carlotta da quando ha tre anni e mezzo passa quattro mesi all’anno a Cortina d’Ampezzo: «I miei genitori si sono innamorati in montagna e hanno deciso di far fare a me e a mio fratello sci agonistico sin dalla culla. Così siamo diventati entrambi maestri». Conta sulla visibilità che ha su Instagram e Facebook Irene Pollini, 32 anni, che vive a La Villa in Alta Badia insieme a Ilaria Bonato, 34 anni, anche lei maestra free lance: «Abbiamo scelto di avere le giacche da sci uguali e ci fermano sulle piste per chiederci il biglietto da visita». Molti clienti arrivano tramite le agenzie o gli hotel. «Lavoro meno di quanto potrei con una scuola ma ho la possibilità di dedicarmi anche alla mia seconda attività. E poi ho il privilegio di poter trattare il cliente in maniera diversa: niente corsi affollati, più disponibilità» dice Ilaria.
Con le scuole di sci, per ora, non c’è un rapporto di concorrenza. «Non siamo in numero tale da rappresentare un pericolo», spiega Giuseppe Di Rienzo, 31 anni, di Capracotta (Roccaraso), che in Alta Badia ha molti clienti stranieri dato che parla quattro lingue: «Quando il lavoro in Abruzzo e Molise è calato ho fatto due stagioni in Nuova Zelanda e poi ho deciso di venire sulle Dolomiti». La conferma viene anche dal direttore della scuola di sci di San Martino di Castrozza Giacobbe Zortea: «È un fenomeno che va a macchia di leopardo. A Cortina lavorano tanto perché ci sono molte seconde case. Qui da noi ci saranno sei free lance in tutto e spesso vengono utilizzati dalle scuole». Ma perché lasciare un lavoro sicuro e mettersi in proprio? «Purtroppo spesso si viene messi sullo stesso piano di chi non sa fidelizzare il cliente. Manca la meritocrazia», spiega Giuseppe. «Da free lance guadagni molto di più e poi hai il tuo giro e lo cresci tu. In alcune scuole appena l’allievo passa di grado lo perdi e questo dispiace», racconta Giacomo Ganassin, 27 anni, che fa la spola tra Cortina e Roma. «Nelle scuole a volte esiste uno scontro generazionale — ammette Maurizio Bonelli, presidente dell’Associazione Maestri Sci Italiani, la federazione con 14 mila iscritti che raggruppa 14 associazioni regionali —, le società sono radicate su certe posizioni, il giovane fa fatica ad essere ascoltato ma spesso anche lui non tiene conto dell’esperienza che hanno i più anziani».
A Madesimo, in Val Chiavenna, Roberto Giovannoni, 55 anni, è considerato un antesignano perché ha cominciato negli anni 90. «È la stessa scelta fatta dalle mie figlie — dice — ma oggi è tutto più facile ci sono dei portali in cui vieni inserito come My-Mountains.com . Noi non ne abbiamo bisogno, grazie anche al bar sulle piste Acquarela, abbiamo una clientela fidelizzata cui possiamo offrire persino uscite in elicottero».


 


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